14/06/2007
On accepte tout...on ferme les yeux!
Pour le politiquement correct, une discrimination est synonyme d’injustice, un terme péjoratif. La non-discrimination est un dogme moral, le nouveau gadget linguistique des droitsdelhommistes. La moindre trace de discrimination est à dénoncer, elle est forcément négative. La « stigmatisation », mot aussi sujet d’obsession pathologique, en dire ou en acte d’un groupe de personnes partageant les mêmes convictions, la même philosophie, la même nationalité ou que sais-je, est une abomination. D'un point de vue étymologique, discriminer c’est distinguer, c’est user de discernement, c’est juger à la lumière de la raison, de la morale, de l’ordre public, bref de toutes les catégories d’analyses, d’une attitude humaine. C’est un exercice aussi banalement utilisé dans la vie de tous les jours qu’il en devient suspect quand il traite des humains, avec leurs travers, leurs options politiques ou religieuses, leurs options de vie, bonnes ou mauvaises.
Tétanisés par la perspective d’apparaître dans un rôle de méchant, l’obsession de la non discrimination a poussé la Halde, nouveau jouet des « antiracistes », à dénoncer les établissements scolaires qui refuseraient que les enfants partent en sortie avec des femmes voilées ( dont le port est soit disant leur choix). Ainsi, un enfant régulièrement accompagné par des femmes voilées, pourquoi pas en burka, dans ses sorties scolaires, sera amené à penser que le port du voile est la normalité, une pratique respectable appartenant à une « religion » respectable. Un vêtement sans signification particulière, comme s’il n’était pas un instrument politique, un étendart idéologique, un système de balisage territorial, une oppression de la femme.
La principale fédération de parents (à gauche) la FCPE se satisfait de la délibération de la Halde venant de donner raison à une association de mères de familles musulmanes qui protestait contre le refus de la direction de l’école à ce qu’elles viennent accompagner les enfants.
Xavier Darcos, nouveau Ministre de l’Education nationale, ne donne pas dans la « rupture » et la « droite décomplexée », c’est le moins qu’on puisse dire :
« le choix des parents, auxquels il est proposé d’accompagner les sorties scolaires, doit se faire sans discrimination » A-t-il affirmé suite à la délibération de la Halde, monstruosité Orwellienne.
Darcos est content, il tient son brevet de tolérance, il fallait bien ça pour se défaire de l’étiquette de son maître Sarkozy, « rabatteur de l’extrême droite »…
Ici à l’Observatoire, on avait prévenu depuis longtemps des nombreuses déconvenues à prévoir avec l’UMP face à l’islamisation. Déjà les écoles islamistes de l’UOIF à Lille, Décines et Vitry sont tolérées par l’UMP…Hormis la lutte contre la forme terroriste de l’islamisme, il n’y a rien à attendre du gouvernement face à la forme idéologique et sociale de l’islamisme.
Joachim Véliocas, 13 juin 2007
http://islamisation.hautetfort.com/
COMMENTAIRE: EN DEFINITIVE IL NE S'AGIT PAS DE STIGMATISER CES FEMMES MUSULMANES EN TANT QUE FEMMES. LA QUASI-TOTALITE' D'ENTRE-ELLES SE BACHE LA TETE NON PAS PAR CONVICTION, MAIS PAR OBLIGATION (PERE, MARI,...) OU PAR TRADITION BORGNE,CE QUI REVIENT EGALEMENT A UNE IMPOSITION.
LE VRAI PROBLEME EST L'IDEOLOGIE ISLAMIQUE QUI LES CONTRAINT DE S'HUMILIER EN SE CACHANT COMME UNE "MARCHANDISE" IMPURE. NE PAS ACCEPTER LA BANALISATION DU SYMBOLE QUE LE VOILE REPRESENTE, C'EST TENDRE LA MAIN A CES FEMMES POUR LEUR DIRE: "REFUSEZ L'OPPRESSION, REVENDIQUEZ VOTRE FIERTE ET VOTRE ORGUEUIL D'ETRE FEMMES!".
"VOUS VIVEZ, AU MOINS EN THEORIE, DANS UNE SOCIETE LIBRE ET EGALITAIRE"
LE REFUS DE LES VOIR VOILEES EN COLLECTIVITE' EST DONC LE MEILLEUR MOYEN DE LEUR FOURNIR UNE CHANCE "OPPOSABLE" DE S'AFFRANCHIR DE CETTE DOMINATION MASCULINE EN CLE ISLAMIQUE
A CONTRARIO, ACCEPTER QU'ELLES CONTINUENT DE SUBIR CETTE VIOLENCE IDEOLOGIQUE ET SOUVENT PHYSIQUE EQUIVAUT A LEUR DIRE: "NOUS NE POUVONS RIEN POUR VOUS, NOUS NOUS EN LAVONS LES MAINS, RESTEZ DANS VOTRE CONDITION D'HUMILIATION ET DE SEGREGATION"
LES MALHEURS DES AUTRES NE CONCERNENT PAS LES IDEOLOGUES DU MULTI-CULTURALISME, FORME SUPREME ET REELLE DE RACISME!
Sur ce sujet un livre splendide:
http://www.amazon.fr/Bas-voiles-Chahdortt-Djavann/dp/2070...
22:30 | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : islamisation, ump, mpf, P2V
Medio Oriente: la "purificazione religiosa" in chiave islamica
Dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono assottigliati a 5 mila. Si tratta della prova più eloquente della tragedia umana e dell'imbarbarimento civile in cui è precipitato il mondo arabo-musulmano, in preda al fanatismo ideologico degli estremisti islamici e all'intolleranza religiosa delle dittature al potere.
Il caso più grave è quello che colpisce i cristiani in Iraq. Da circa un milione e mezzo prima dell'inizio della guerra scatenata da Bush il 20 marzo 2003, si sono ridotti a circa 25 mila. Un «accorato appello» per la «preoccupante situazione in Iraq» e per le «critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane», era stato lanciato dal papa Benedetto XVI nel corso del suo incontro con Bush sabato scorso. Proprio ieri, in una dichiarazione raccolta da Avvenire, il vescovo ausiliare di Bagdad, monsignor Shlemon Warduni, ha alzato il tiro denunciando che anche «i cristiani non stanno facendo nulla mentre qui si muore, si viene rapiti, costretti a convertirsi all'islam o a pagare per ottenere protezione, a cedere le proprie figlie a dei delinquenti per evitare ritorsioni o a fuggire lasciando tutto il lavoro di una vita. Dagli Usa e dall'Europa solo silenzio». Dal canto suo il nunzio apostolico in Iraq e Giordania fino al 2006, monsignor Fernando Filoni da poco nominato sostituto Segretario di Stato del Vaticano, in un'intervista a
Tracce si era detto pessimista: «Fin quando durano la guerriglia e gli attentati c'è poco da fare. Solo la pace potrà riportare la speranza».
Lo scorso maggio sul sito http://iraqichristians.ne/petitionir.php era stato lanciato un vibrante appello alla comunità internazionale per porre fine alla «più feroce campagna di assassinii, sequestri, esproprio di beni e case, cacciata e dispersione, liquidazione dei diritti religiosi e civili da parte di gruppi estremisti religiosi per il semplice fatto che non siamo musulmani».
Insieme all'Iraq l'altra grande tragedia dei cristiani orientali è nei territori palestinesi. All'inizio dello scorso secolo i cristiani rappresentavano un quarto della popolazione araba; nel 1948 erano il 20%; con l'avvento al potere dell'Autorità nazionale palestinese di Yasser Arafat nel 1994 si registra la fuga di tre quarti dei cristiani, vittime di persecuzioni e del drastico calo del tenore di vita. Ed è così che i cristiani, perfino nelle città sante cristiane, sono diventati minoranza. A Betlemme erano l'85% della popolazione nel 1948, oggi sono solo il 12%. A Gerusalemme dal 53% della popolazione nel 1922, sono precipitati al 2%.
Quanto al Sudan si tratta di un vero e proprio genocidio, con una sanguinosa guerra civile — scatenata dai regimi islamici di Khartum — che ha provocato l'eccidio di circa un milione e mezzo di cristiani e animisti, colpevoli di non sottomettersi alla sharia, la legge coranica. Così come fu genocidio il massacro di 1,5 milioni di cristiani armeni in Turchia, dove oggi non rimangono che circa 100 mila cristiani. Il Libano, che dal 1840 ha registrato quattro guerre intestine a sfondo confessionale, ha visto il numero dei cristiani crollare dal 55% della popolazione dall'indipendenza nel 1932, a circa il 27% odierni. Con il risultato che rispetto al milione e mezzo di cristiani residenti in Libano, ci sono circa 6 milioni di cristiani profughi dispersi nel mondo. La situazione è molto pesante anche in Egitto, dove i copti — che rappresentavano il 15-20 % della popolazione all'inizio dello scorso secolo, oggi sono soltanto circa il 6%. La repressione e le violenze contro i copti sono esplose nel decennio di Sadat quando, alleandosi con i Fratelli Musulmani, lasciò loro mano libera nel promuovere un nefasto processo di islamizzazione forzata della società. In Siria le comunità cristiane che rappresentavano circa un quarto della popolazione all'inizio dello scorso secolo, oggi sono calate a circa il 7%.
Più in generale, in quasi tutti i paesi musulmani, dall' Algeria al Pakistan, dall'Indonesia alla Nigeria, dall'Arabia Saudita alla Somalia, i cristiani sono vittime di vessazioni e discriminazioni. E si tratta di una catastrofe per tutti: certamente per le vittime cristiane, ma anche per i musulmani che si ritrovano a essere sottomessi all'arbitrio di spietati carnefici e di tiranni che si fanno beffe della libertà religiosa. Ebbene non possiamo più continuare ad assistere inermi a queste barbarie. Ecco perché propongo di indire una manifestazione nazionale a difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e altrove nel mondo, da svolgersi a Roma e che potrebbe coincidere con il 30 giugno, la festa liturgica dei protomartiri romani. Una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell'insieme della nostra civiltà umana.
00:15 | Lien permanent | Commentaires (0)