Ok

En poursuivant votre navigation sur ce site, vous acceptez l'utilisation de cookies. Ces derniers assurent le bon fonctionnement de nos services. En savoir plus.

11/12/2006

Baker propone la resa incondizionata

medium_odio.2.gifIl rapporto che J. Baker ha consegnato ieri a George W. Bush merita un posto nella storia. Leggetelo e studiatelo, perché il suo schema è identico a quello di Monaco del 1938 ed è ispirato alla medesima dottrina politica.
Baker e i suoi colleghi sono evidentemente convinti, come Chamberlain, che il problema in gioco in Medio Oriente sia ''la terra''. Ragionano quindi -come Kissinger- dentro lo schema europeo post Westfalia: propongono trattative con gli Stati, mediazioni, accordi. Non si accorgono, non si vogliono accorgere, che invece la questione non è ''la terra'', o meglio che non è la sola. Non vogliono rendersi conto che l'avversario non è un indistinto terrorismo, ma un progetto totalitario islamista composto da estremismo sciita, politica di potenza siriana, fanatismo di Hamas e Hezbollah in cui la terra è secondaria, il punto focale è ''eliminare Israele dalla faccia della terra'' per ragioni religiose, come ha ripetuito ancora ieri Ahmadinejad..
Conclusione: la proposta Baker è di trattare oggi Israele peggio di quanto non fu trattata la Cecoslovacchia nel 1938: obbligarlo a cedere a Damasco le alture del Golan di modo che Behar al Assad possa essere ben certo che la sua politica di appoggio al terrorismo di Hamas e Hezbollah paga e quindi lo spinga ancora di più a mettere le alture restituite a loro disposizione per lanciare razzi sulla Galilea anche da lì. Non fare nulla contro il progetto della bomba atomica dell'Iran e infine auspicare addirittura il ''diritto al ritorno dei palestinesi in israele'', in modo da cancellarlo con una bomba demografica.
Colpendo in questa direzione, Baker infligge un colpo mortale anche a Abu Mazen, avversario dichiarato di Damasco che proprio in questi giorni tenta di liberarsi del figlioccio di Beshar al Asaad, Hanyeh, e il premier libanese Fouad Siniora che sta tentando di resistere alle pressioni eversive della piazza di Hezbollah, ectata apertamente da Damasco.
Naturalmente, Baker propone anche implicitamente che non si faccia il processo sull'assassinio di hariri, perché se non non si potrebbe trattare con il fratello e il cognato degli imputati, sempre Beshar al Assad.
Un capolavoro, non a caso osannato dalla sinistra progressista italiana.

www.carlopanella.it

Quella costosa missione che sa di ridicolo

E' auspicabile che Romano Prodi e Massimo D'Alema prestino attenzione al viaggio che il premier palestinese Hanyeh ha appena concluso nelle capitali, Damasco e Teheran, con cui essi continuano a voler ''intraprendere un dialogo''. Queste sono le parole pronunciate a Teheran dal leader di Hamas: ''Siamo i fedeli guardiani della terra di Palestina - ha detto il premier - Non abbandoneremo la campagna per la Jihad fino alla piena liberazione della terra santa di Gerusalemme) e dell'intera Palestina occupata, il territorio compreso fra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo. Nella nostra Jihad, nella nostra resistenza non cederemo un pollice della nostra terra patria, e continueremo a scandire lo slogan: vittoria, o martirio''. Su questa base, Hanieh ha concordato la sua linea d'azione contro, ripeto ''contro'', Abu Mazen in Palestina. Contemporaneamente, l'altro alleato di Damasco e Teheran, Nasrallah, ha enunciato programmi di fuoco contro il governo di Fuad Siniora a Beirut, quel governo che costituisce l'unico, assolutamente unico baricentro su cui si poggia la nostra missione militare in Libano.
Il fallimento clamoroso di tutte le strategie e le iniziative di Prodi e D'Alema è iscritto a lettere di fuoco in queste parole e nei segnali di sventura che esse enunciano con chiarezza.
Prima i due leader dell'Unione ne prendono atto, meglio è.
A meno che non sia già troppo tardi.

www.carlopanella.it

Habillez Muhammad pour les fêtes

medium_arton11150.gifhttp://www.muhammaddressup.com/

La faida musulmana per il potere non risparmia nessuno

GAZA - Tre bambini tra 6 e 10 anni e il loro autista sono stati uccisi in un attacco compiuti da palestinesi armati davanti a una scuola di Gaza. I bambini (Islam, una bambina di 9 anni, Osama, 7, e Ahmed, 6) erano i figli di Baha Balousheh, un capo dei servizi di sicurezza fedele al presidente palestinese Abu Mazen. Gli assalitori hanno aperto il fuoco contro la macchina su cui stavano viaggiando i piccoli.
L'autista 25enne ha perso la vita e almeno altri due scolari sono rimasti feriti nell'incredibile sparatoria nelle strade di Gaza mentre centinaia di genitori portavano a scuola i figli. Il massacro non è stato ancora rivendicato.
Manifestazioni spontanee di protesta sono avvenute in diverse zone di Gaza in seguito all'uccisione dei tre figli di Balousheh. 
Fonti locali riferiscono che in alcuni crocevia si notano miliziani armati e pneumatici in fiamme. Molti negozianti hanno preferito tenere abbassate le saracinesche nel timore di ulteriori incidenti.
SPARI A CONVOGLIO MINISTRO INTERNO - Domenica c'è stato un attacco a Gaza contro il convoglio del ministro dell'Interno palestinese Siad Siam, di Hamas, che è rimasto illeso. Sempre a Gaza un ufficiale dei servizi di sicurezza palestinesi è stato rapito da sconosciuti.
11 dicembre 2006