Ok

En poursuivant votre navigation sur ce site, vous acceptez l'utilisation de cookies. Ces derniers assurent le bon fonctionnement de nos services. En savoir plus.

30/08/2007

Catastrofi del relativismo culturale

Aja - Geert Wilders, l’uomo politico più discusso in Olanda, ci riceve in Parlamento, nel suo studio, fuori dal quale ci sono ben quattro guardie del corpo. È affabile, deciso, ma per niente arrogante, come generalmente viene descritto dai media del suo Paese. Ha seguito le orme del regista Theo van Gogh, ucciso dai fondamentalisti islamici, ha lo stesso coraggio e gli stessi ideali per cui hanno ammazzato Pim Fortuyn. È sotto scorta da mattina a sera. Signor Wilders, 177 nazionalità presenti in una sola città come Amsterdam non preoccupano?
«Certo, mi batto da anni perché il mio Paese possa tornare alla normalità».
Il suo partito si chiama Partito della Libertà. Libertà di.....
«Libertà di fare con i propri soldi quello che si vuole. Gli olandesi pagano troppe tasse, addirittura il 50%. Mentre si dovrebbe avere il diritto di disporre del proprio denaro, guadagnato con tanta fatica. E poi libertà di gioire di una bella giornata di sole e della vita, di girare per strada senza essere assaliti, derubati, picchiati. Soprattutto libertà di vivere nella propria nazione conservandone la cultura. Infine libertà di esprimere le proprie idee senza per questo essere costretti a girare sotto scorta perché vogliono metterti a tacere per sempre.

La stampa olandese parla ampiamente della decisione del vostro governo di stanziare 28 milioni di euro per far fronte al problema del radicalismo islamico e degli estremisti di destra. Questa somma dovrebbe servire a costituire centri di sostegno per i comuni più colpiti da questa piaga e per instaurare con integralisti e ultrà un proficuo “dialogo interculturale”. Che ne pensa?
«Un pessimo piano (del partito socialista, al governo con i cristiano-democratici del premier Pit Balkenende, ndr). Con loro il dialogo non serve più. Ci abbiamo provato per anni e non abbiamo ottenuto nulla. Anzi, la situazione è peggiorata. Con questo costoso progetto, assolutamente privo di concretezza, trattiamo i colpevoli come vittime. Basta con le parole, con la tolleranza. Si passi ai fatti».
In che modo?
«Prima di tutto se non rispettano le nostre norme, le nostre regole e la nostra cultura devono tornare da dove sono venuti. Se commettono crimini, vanno puniti severamente. Se dopo essere usciti di prigione ricominciamo a delinquere devono essere espulsi. Dobbiamo chiudere le frontiere, riappropriarci della nostra terra e usare invece questi fondi per i nostri vecchi, la sanità, per accudire gli handicappati».
La sua dichiarazione sul fatto che il Corano andrebbe proibito come il Mein Kampf di Hitler ha suscitato molte polemiche, accuse contro di lei, anche da parte degli altri partiti al governo. Non ha forse esagerato con questa che è parsa una provocazione inaccettabile nei confronti di una religione?
«Il Corano è un libro fascista, aggressivo, che semina odio. Non voglio discriminare o provocare, dico solo che la violenza che trasuda dai testi islamici non la si trova in nessun’altra religione: né cattolica, né ebraica, né buddhista. Diciamo piuttosto che il Corano è più un’ideologia che una religione. Non ce l’ho con l’islam, con i musulmani come persone, ma appunto con un’ideologia che vuole privare l’uomo della libertà, che non rispetta le donne, che vuole eliminare gli omosessuali. Il mio idolo è Oriana Fallaci: lei aveva capito la pericolosità dell’invasione islamica! Come lei odio il relativismo, cioè il voler credere che ogni cultura sia la stessa, perché non è vero.

 

 www.ilgiornale.it

29/08/2007

I tiranni designati a tutelare i diritti umani con l'assenso dell' Europa

Le Nazioni Unite hanno incaricato la Libia di presiedere e hanno invitato l'Iran a partecipare a un comitato ristretto di 20 Stati che si riunirà domani a Ginevra per «analizzare le misure contro le discriminazioni e la xenofobia già adottate a Durban nel 2001». Una delle pagine più vergognose dell’Onu.
È del tutto evidente che se nel nostro mondo globalizzato la gestione dei diritti umani viene affidata prima al dittatore libico Gheddafi e poi al regime nazi-islamico iraniano di Ahmadinejad, vuol dire che abbiamo perso la certezza della sostanza dei valori fondanti della nostra umanità e ci siamo di fatto sottomessi all’arbitrio di coloro che strumentalizzano la libertà e la democrazia per annientare la comune civiltà dell’uomo.
Come interpretare diversamente la notizia, diffusa dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, secondo cui le Nazioni Unite hanno incaricato la Libia di presiedere e hanno invitato l’Iran a partecipare a un comitato ristretto di venti Stati che si riunirà domani a Ginevra per «analizzare le misure contro le discriminazioni e la xenofobia già adottate a Durban nel 2001»? È dal gennaio del 2003 che la Libia presiede la Commissione Onu per i diritti umani, grazie a una sconcertante disponibilità dell’Unione Europea a favorirla scontrandosi apertamente con gli Stati Uniti. L’Italia ha avuto un ruolo cruciale nello sdoganamento di un regime che, per sua stessa ammissione, è stato uno dei maggiori sponsor del terrorismo internazionale e continua a capeggiare un fronte radicale arabo pregiudizialmente ostile al diritto di Israele all’esistenza e legittimante del terrorismo palestinese.
E poi c’è l’Iran. Proprio due giorni fa anche il nostro giornale mostrava in prima pagina l’immagine terrificante della punizione corporale tramite flagellazione di un giovane colpevole di bere alcol e di aver avuto rapporti extraconiugali. Dall’inizio dell’anno sono già stati giustiziati almeno 161 iraniani, con delle impiccagioni nelle pubbliche piazze. Il governo Prodi ha coraggiosamente denunciato la violazione dei diritti umani in Iran e si è offerto per dare asilo politico a Pegah Emambakhsh, una lesbica fuggita dall’Iran nel 2005 e che ora rischia la condanna a morte tornando in patria dopo il rifiuto della Gran Bretagna di accoglierla. Peccato che contemporaneamente consideri irrinunciabile la salvaguardia dei rapporti commerciali con il regime iraniano, ciò che l’ha obbligato a fare una mezza smentita dopo che Teheran ci ha accusato di interferire nei suoi affari interni. E peccato che tanta disponibilità nei confronti di una vittima della discriminazione sessuale, non ci sia stata nei confronti di Mohamed Hegazi, il giovane egiziano condannato a morte perché convertito al cristianesimo e che simboleggia la persecuzione e l’esodo forzato a cui sono sottoposti migliaia di cristiani in Medio Oriente.
E poi c’è Durban. Una delle pagine più vergognose dell'Onu dove nel settembre del 2001 si arrivò a redigere un documento in cui si equiparava il sionismo al razzismo e si accusava Israele di «pratiche razziste» nei confronti dei palestinesi. Come è possibile che oggi si rivalutino e si ripropongano quelle aberranti dichiarazioni?
Ebbene se oggi finiamo per prendere lezioni di democrazia dai fascisti e dai nazisti islamici, ciò si deve al fatto che a furia di relativizzare la conoscenza, l’etica, la cultura e la religione, ci stiamo impiccando con le nostre stesse mani accettando ciecamente di salire sulla forca del politicamente corretto, per cui tutto e tutti hanno pari dignità a prescindere dai contenuti e dagli obiettivi conflittuali, e di metterci al collo il cappio della par condicio, per cui si accreditano e legittimano come interlocutori se non partner anche i nostri aspiranti e prossimi carnefici.
Magdi Allam
26 agosto 2007
COMMENTO: buffoni infami!

28/08/2007

Paolo Ferrero: il perfetto retorico stalinista anti-italiano

Firenze - La sinistra torna a dividersi su una delicata questione che riguarda la sicurezza, come già in passato era avvenuto a Bologna, con il sindaco-sceriffo Cofferati, e a Padova, per il muro antispacciatori di via Anelli. Questa volta il "putiferio" è scoppiato a Firenze, dove un'ordinanza del Comune - guidato dalla sinistra - ha di fatto posto fuorilegge i lavavetri: da oggi chi sarà trovato con secchi e spugne ai semafori rischia una denuncia penale e fino a tre mesi di carcere, oltre naturalmente al sequestro degli "attrezzi". La decisione è stata apprezzata e in parte criticata, com'era inevitabile che fosse. Ma a far divampare le polemiche sono state le parole del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che ha duramente stigmatizzato la misura adottata dall'amministrazione comunale del capoluogo toscano.

L'ordinanza è l’effetto della esasperazione dei fiorentini, che hanno fatto piovere denunce ai comandi di polizia, segnalando maniere violente da parte dei lavavetri, soprattutto ai danni di donne sole al volante: un clima che ha spinto l’amministrazione comunale a emettere un’ordinanza urgente con effetto da oggi. Sono già almeno 15 le denunce contro i lavavetri sorpresi questa mattina in varie zone di Firenze. Il dato è confermato dalle forze di polizia.

Oltre al sequestro degli attrezzi, il lavavetri sarà denunciato e dovrà andare dal giudice che deciderà se fargli scontare fino a 3 mesi di carcere o fargli pagare un’ammenda da 206 euro. "Negli ultimi tempi stiamo ricevendo numerosi reclami da parte di cittadini che hanno notato una modifica nell’atteggiamento dei lavavetri, diventati molto aggressivi soprattutto nei confronti delle donne ancor di più se sole in auto", hanno dichiarato in una nota diffusa ieri Graziano Cioni, assessore alla sicurezza e vivibilità urbana, e Silvano Gori, assessore alle attività produttive.

La novità di questo giro di vite, che alcuni osservatori politici definiscono provocatoriamente di stampo "leghista", ma che invece è proposta da un’amministrazione storicamente di centrosinistra, è nel risvolto penale del "mestiere girovago" dei lavavetri. Finora, infatti, a poco o a nulla sono valsi i meno drastici interventi (529 dall’inizio di quest’anno), tradotti in molte fughe, e i 79 verbali da 50 euro a carico dei lavavetri, non pagati. Da qui la soluzione: poiché "quello del lavavetri è classificato come mestiere girovago e siccome il Comune che ha delega in materia non ha mai rilasciato autorizzazioni, lo si riconosce come abusivo", si legge nell’ordinanza 774 del 25 agosto scorso, proposta dalla direzione del corpo di polizia municipale e firmata dall’assessore Cioni, che in questi giorni sostituisce il sindaco Leonardo Domenici ancora in ferie. Il provvedimento dovrà essere applicato da tutte le forze di polizia, inclusi carabinieri e poliziotti, e non sarà a tempo indeterminato: la validità è fino al 30 ottobre. Poi se ne riparlerà.

www.ilgiornale.it

COMMENTO: In NESSUN Paese CIVILE dell'area occidentale viene permesso a dei clandestini senza arte né parte di importunare in maniera arrogante gli automobilisti ai semafori!

Solo in Italia si vedono tali cose.

E' dunque del tutto normale che questa gente, come anche gli eserciti di "vo' cumprà" che spacciano contraffazioni di marche italiane e straniere sulle spiaggie e sulle strade in tutta impunità, frodando diritti d'autore, IVA e fisco, sia rispedita SEDUTA STANTE nei loro Paesi di origine!

Quale governo cialtrone puo' permettere che l'Italia diventi la terra di nessuno??

Qual'é il senso del termine SOVRANITA' NAZIONALE per il quale milioni di nostri avi si sono battuti perdendovi la vita?

Ma dove esiste che il primo stronzo che arriva fa quello che cazzo vuole peggio che a casa sua??

Ma vaffanculo, va!

23/08/2007

Histoire canadienne de culs-bénits d'Allah

Le propriétaire de l'Érablière au sous-bois, une cabane à sucre de Mont-Saint-Grégoire, en Montérégie, a interrompu la fête d'un groupe de clients pour permettre à d'autres clients, une cinquantaine de musulmans, de faire leur prière sur la piste de danse.

Selon le chanteur country Sylvain Boily, qui a fait partie des gens invités à cesser de fêter, le 11 mars dernier, son groupe venait d'entrer dans la salle et lorsque sa tante a commencé à jouer de l'accordéon, quelqu'un leur a demandé d'arrêter pendant 20 minutes pour permettre la prière musulmane.

Offusqués, M. Boily et son groupe ont choisi de claquer la porte.

Le propriétaire de l'Érablière au sous-bois, Roch Gladu, croit que M. Boily se plaint pour rien. Il rappelle que les musulmans constituaient un groupe de 260 invités, beaucoup plus nombreux que celui du plaignant.

Quant au porte-parole des musulmans, Adel Larabi, il explique que la visite à la cabane à sucre était une occasion d'initier son groupe à une tradition québécoise (et de la remplacer par une tradition musulmane NDR).

Il affirme n'avoir pas entendu quiconque se plaindre pendant la prière (sic!).

À la loi du nombre invoquée par M. Gladu, Sylvain Boily réplique qu'il s'agit d'une cabane à sucre québécoise et que les gens y viennent pour avoir du plaisir.

http://www.cyberpresse.ca/article/20070319/CPACTUALITES/7...

 

Quest'Italia che puzza di putrefazione morale e materiale

«Fuga» di inglesi (ma non verso l'Italia)
La top ten dei Paesi dove emigrano di più i cittadini britannici
1) Australia 71.000
2) Spagna 58.000
3) Francia 42.000
4) Nuova Zelanda 30.000
5) USA 25.000
6) Canada 17.000
7) Emirati 7.000
8) Germania 6.000
9) Sudafrica 6.000
10) Olanda 6.000
Fonte: Office of National Statistics Londra
dati 2004-2005
L'Italia dell'intrallazzo, del dissesto urbano, stradale e sanitario,
quella della mafia, della n'drangheta e della camorra,
quella delle toghe rosse,
quella del Vaticano che legifera al posto dello Stato,
quella della mondezza permanente dei cassonetti
quella dei programmi televisivi per QI <50
quella degli incendi dolosi
quella che va a puttane extracomunitarie (e la domenica va a messa)
quella che nega il merito ed esalta il nepotismo
quella dell'Unipol e di Consorte
quella di Mediaset e di Craxi
quella di Mastella e di Corona
quella dei rumeni e degli albanesi
ed anche quella dell'UCOII
non ci andar se non la vuoi!!

LA FRASE DELLA FINE: "Quando in un Paese la forza organizzata non è in nessun luogo, il dispotismo è dappertutto."    

(Louis Blanc (1811-1882) storico e uomo politico francese.)

Iran:80 coups de fuet pour sexe hors mariage!

78fd42756b18e76f4d17fdbfdf288d93.jpgLes nazislamiques iraniens donnent encore spectacle sur la voie publique en fuettant à sang un jeune de 25 ans coupable, soit disant, de sexe hors mariage!!

Comme chacun le sait, l'islam est très à cheval sur la "moralité" et la "vertu", et Muhammad en est d'ailleurs le meilleur exemple!

Pour le texte intégral en anglais:  www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in...

En avant la barbarie!!!

18/08/2007

Islam: amour, tolérance et paix!

MOHAMED HEGAZI a peur. Ce jeune homme de 25 ans, né musulman mais qui dit s’être converti au christianisme il y a neuf ans, a transgressé un tabou absolu en demandant que ses papiers d’identité mentionnent sa nouvelle religion. Son initiative, sans précédent, a soulevé un tollé en Égypte, où l’immense majorité des dignitaires musulmans s’accorde à dire que l’islam ne permet pas de changer de religion. Considéré comme apostat, Hegazi, qui était jusqu’à il y a peu représentant du mouvement d’opposition civile Kefaya (Ça suffit !) à Port-Saïd, craint aujourd’hui pour sa vie et affirme se cacher avec son épouse, qui serait elle aussi convertie. «Je reçois des menaces de mort sur mon téléphone portable. À chaque fois que je change de numéro, des fanatiques l’obtiennent et m’appellent en menaçant de me liquider » , raconte l’infortuné. « Le danger ne vient pas seulement des extrémistes, un citoyen ordinaire pourrait me tuer de son propre chef, convaincu d’avoir ainsi servi l’islam », dit-il. Pour les plus radicaux, une déclaration d’apostasie équivaut, de fait, à une condamnation à mort. Dans les années 1990, période noire de l’islamisme armé en Égypte, l’écrivain et journaliste Farag Foda a payé de sa vie une telle accusation. Le Prix Nobel de littérature, Naguib Mahfouz, a échappé de peu au poignard d’un illuminé. L’universitaire Nasr Abou Zeid a dû se réfugier aux Pays-Bas après avoir été condamné par la justice à divorcer de sa femme, une sanction automatique pour les apostats. Depuis que l’affaire Hegazi défraye la chronique, pas un jour ou presque ne passe sans que la presse cairote ne répercute des déclarations haineuses et intolérantes. Ainsi du quotidien gouvernemental Al-Messa, qui affirme que selon un « sondage » réalisé par ses soins, tous les oulémas sont unanimes sur la « nécessité de tuer l’apostat »  : un verdict lapidaire clairement destiné à contredire le grand mufti d’Égypte, qui a récemment affirmé que les hommes n’ont pas à se substituer à Dieu pour faire justice. Dans la même veine, le beau-père de Mohamed Hegazi a confié à la presse égyptienne qu’il souhaitait que la justice contraigne sa fille à divorcer et «qu’elle soit ramenée chez (lui), même morte». Quant au père du jeune activiste, il soutient que son fils continue de prier à la mosquée avec lui.
Pressions de l’Église copte orthodoxe
Nouvelle escalade cette semaine : deux membres de l’Organisation des chrétiens du Proche-Orient (Meca), Adel Fawzi et Peter Ezzat, ont été incarcérés pour «atteinte à l’islam» et «sédition confessionnelle». Selon le quotidien indépendant Al-Masri al-Yom, les deux hommes, qui collaborent à un site Internet copte dénonçant les persécutions dont les chrétiens se disent victimes en Égypte, ont été arrêtés en possession de pamphlets et de vidéo jugées anti-islamiques. Mais surtout, croit savoir le journal, ils auraient joué un rôle dans la conversion de Mohamed Hegazi. L’affaire a pris de telles proportions qu’une organisation non gouvernementale (ONG) copte, le centre al-Kadima pour les droits de l’homme, a retiré la semaine dernière la plainte qu’elle avait déposée au nom de Mohamed Hegazi devant la justice administrative, après que les services de l’état civil ont refusé d’inscrire le christianisme sur sa nouvelle carte d’identité. En Égypte, ce document mentionne obligatoirement la religion. Mamdouh Nakla, le directeur d’al-Kadima, a affirmé que sa décision avait été uniquement motivée par «l’absence de certificat de conversion de l’Église». Mais selon des sources religieuses, l’Église copte orthodoxe a exercé des pressions sur l’ONG, de peur d’être accusée de prosélytisme. « L’Église sait que le cas Hegazi est très sensible», souligne un connaisseur du dossier. «Il est possible qu’elle ait choisi de rester en retrait dans cette affaire pour ne pas s’attirer d’ennuis, mais aussi dans l’espoir d’obtenir en retour des avancées sur la question des chrétiens convertis à l’islam et qui veulent revenir au christianisme, pour lesquels elle n’a pas hésité à monter au créneau ces dernières années.» Pendant ce temps, Hegazi se terre, seul face à son choix.
SOURCE:www.figaro.fr

15/08/2007

Quand la vermine meurt dans son lit, d'autres n'ont pas eu cette chance

fb22b67d895a012d8c7175397b00b57b.jpgL’ancien nazi Heinz Barth avait été impliqué dans le massacre de 642 civils, dont 247 enfants, le 10 juin 1944 dans cette commune du sud de la France.

Le criminel de guerre Heinz Barth est décédé. Surnommé « l'assassin d'Oradour-sur-Glane » pour son implication dans le massacre commis en France par des SS à la fin de la Seconde guerre mondiale, il s’est éteint à l’âge de 86 ans à son domicile de Gransee, près de Berlin.
« L'enterrement aura lieu en septembre et je me suis déjà déclaré prêt à le présider, car tout le monde a le droit à un enterrement », a déclaré Heinz-Dieter Schmiedkte, le pasteur de Gransee (le bon Dieu est miséricordieux, n'est-ce pas mon père?http://www.nobeliefs.com/nazis.htm  NDR)
L'ancien lieutenant nazi avait été condamné à la prison à vie en 1983 en RDA pour crime de guerre, et libéré en juillet 1997 en raison de son âge et de son état de santé. Au total, 642 civils, dont 247 enfants, avaient péri le 10 juin 1944 dans le village d'Oradour-sur-Glane, dans le sud de la France. Ils avaient été fusillés, noyés ou brûlés vifs par des SS de la division blindée « Das Reich ».

Le Liban méridional sous le joug des nazislamistes hezbollah

Un an après la guerre de trente-trois jours avec Israël, les villages détruits se reconstruisent lentement sous la férule de la milice chiite.

UN AN après la fin de la guerre entre Israël et le Hezbollah, la bourgade chiite d'Aït ash-Shaab est encore en pleine reconstruction. Pas une maison n'est sortie indemne des féroces combats de rue de l'été 2006. Cachés dans les caves, les guérilleros du Hezbollah ne sortaient que très rarement, et à chaque fois pour frapper. Soit pour détruire un char Merkava en incursion en le tirant à la roquette filoguidée, soit pour lancer à l'aveugle des fusées Katioucha contre les bourgades israéliennes du nord de la Galilée. Mal préparée à cette guerre asymétrique, Tsahal avait répliqué avec la brutalité d'un marteau-pilon essayant d'écraser une mouche, avec des bombardements aériens, des pilonnages au canon de 155 mm à longue portée, et des tirs directs des blindés contre toute habitation un tant soit peu suspecte.
De chez le professeur de collège Abou Hamid (son nom a été changé pour raisons de sécurité, NDLR), à la lisière d'Aït ash-Shaab, le relief descend, sur deux cents mètres de garrigue, vers un talweg où, derrière une haute barrière barbelée, court une route sinueuse : la frontière israélienne. C'est là que tout a commencé, le matin du 12 juillet 2006 : le Hezbollah enleva deux militaires israéliens, incident qui déclencha la guerre.
Les parpaings de la villa qu'Abou Hamid reconstruit aujourd'hui montent jusqu'au deuxième étage, mais le toit n'est pas encore entamé. Aide financière iranienne ? « Non. L'Iran a donné un petit pécule à toutes les familles lors de leur retour dans le sud, mais, ici, c'est le Qatar qui finance la reconstruction des habitations. On a droit à 40 000 dollars par foyer, en trois versements. J'ai déjà touché le premier, j'attends le second. Quant à l'éclairage public, ce sont les Italiens qui nous l'ont rétabli », explique ce professeur d'arabe de 53 ans, les mains blanches de ciment. Son salaire mensuel de 800 dollars versé par l'État libanais n'aurait jamais permis à Abou Hamid de se lancer aussi vite dans les travaux.
Le village où l'on ne voit pas encore la moindre femme, ni le moindre enfant, est couvert de banderoles à la gloire du Hezbollah, avec citations de son charismatique secrétaire général, Hassan Nasrallah : « L'époque des défaites est bel et bien révolue ! » Juste après le cessez-le-feu du 14 août 2006, imposé par la résolution 1701 de l'ONU puis, une fois n'est pas coutume, scrupuleusement respecté par Israël et le Hezbollah, Nasrallah avait parlé de « victoire divine ». Loin d'être démantelée, sa milice avait montré sa capacité d'arroser la Galilée de roquettes Katioucha jusqu'au dernier jour de la guerre.
« La paix, même avec les juifs ! »
Au coin d'une ruelle qu'encombre un énorme camion à benne rempli de sable, se dresse un immense poster représentant les visages juvéniles des huit « chahids » (martyrs), miliciens du Hezbollah morts au combat dans le village. Les neuf civils qui ont également été tués n'ont pas droit à cet honneur du portrait affiché en public.
Des jeunes hommes traversent le village à vive allure, chevauchant, en paires, des motos tout-terrain : les mêmes engins qu'on voyait, pendant la guerre, guider les camions lance-roquettes du Hezbollah vers leurs aires de lancement, puis vers les garages des villas où ils se cachaient, en attendant leur prochain ordre de frappe. Ces jeunes chiites croisent un convoi au ralenti de véhicules de patrouille de la Finul, toisant les Casques bleus, sans hostilité ni sympathie apparentes : juste de l'indifférence.
Aït ash-Shaab ne connaît pas le multilinguisme : toutes les inscriptions, panneaux officiels comme placards commerciaux, sont en arabe, à l'exception d'une affiche de l'Unicef, rédigée en anglais. Au village chrétien voisin, tout change : le français est omniprésent, dans les boutiques comme sur les bâtiments publics.
Lorsqu'on demande à Abou Hamid si le Hezbollah a eu raison d'attaquer Israël le 12 juillet, l'instituteur, visiblement plus proche du parti chiite laïc Amal que de son allié politique islamiste Hezbollah, articule une prudente réponse, en deux temps : « Depuis que je suis né, j'ai toujours vécu avec ce voisin israélien, qui ne cesse de nous créer des problèmes. Dans sa résistance, le Hezbollah a fait preuve de beaucoup de courage. Mais, en tant que Libanais, je ne me sens pas concerné par la libération de la Palestine : c'est un combat qui incombe aux Palestiniens, pas à nous. Les Libanais rêvent de vivre en paix avec tout le monde, même avec les juifs ! Je suis ravi que notre armée libanaise soit enfin déployée sur la frontière... » Soudain, Abou Hamid se tait, jetant un regard derrière lui, comme un signal. Arrive un homme d'une quarantaine d'années, à la barbe finement taillée, qui nous demande poliment s'il peut nous être utile. C'est le responsable administratif local du Hezbollah. Fin des épanchements politiques...
Sur la route qui conduit, vers l'ouest, en direction de la mer et du village frontière de Naqoura, on traverse la bourgade de Yarim. Elle est pleine de portraits de Rafic Hariri, l'ancien premier ministre libanais, leader sunnite assassiné en février 2005 pour s'être éloigné du régime de Damas. Au Liban, les portraits signent l'appartenance confessionnelle et politique des places de village qu'ils ornent. Yarim est donc un village sunnite. Il est pratiquement sorti indemne de la guerre, comme Ramesh, le village chrétien où Abou Hamid avait trouvé refuge à la mi-juillet. Preuve que les bombardements de Tsahal, tout maladroits qu'ils furent, n'ont pas été totalement indiscriminés. La punition collective infligée par Israël au Liban-Sud à l'été 2006 n'a grosso modo frappé que la communauté chiite.
SOURCE:www.figaro.fr

11/08/2007

Apostasie: une "faute" mortelle, même en Occident!

L'agression par des islamistes d'un jeune Iranien néerlandais qui venait de créer un comité d'apostats de l'islam fait resurgir les tensions.

IL y a quatre mois, le philosophe Afshin Ellian, Iranien néerlandais connu pour son combat contre les islamistes, recevait un appel de Jami Ehsan, 22 ans. Ce juvénile conseiller municipal du parti travailliste PvdA à Voorburg, en banlieue de La Haye, lui expliqua vouloir créer un comité d'apostats de l'islam, destiné à défendre « la liberté de religion » aux Pays-Bas. « C'est une activité dangereuse », lui répondit Ellian qui, depuis l'assassinat du cinéaste Theo Van Gogh par un islamiste en 2004, est sous protection policière.
« Je sais, répondit Jami, mais c'est très important. Nous devons conquérir notre liberté de croire ou de ne pas croire, une liberté que nous refuse l'islam ! » Arrivé aux Pays-Bas à l'âge de 9 ans, éduqué par des parents iraniens modérés, le jeune garçon avait été foudroyé, à 16 ans, par la destruction des tours jumelles du World Trade Center, le 11 septembre 2001. Sa première réaction fut de s'emparer d'un Coran pour comprendre pourquoi, au nom de l'islam, de telles attaques pouvaient être menées. Une fois le livre refermé, il abjurait sa religion. « C'est très intéressant, note Afshin Ellian, car l'assassin de Theo Van Gogh, Mouhamad Bouyeri, s'est radicalisé après le 11 Septembre, alors que chez Jami, c'est le contraire. Il incarne tous ces jeunes musulmans qui veulent échapper à la religion et à la tradition. Ils veulent être des laïques, pouvoir par exemple prendre femme parmi les chrétiens. Quand le 11 Septembre est arrivé, beaucoup d'Occidentaux ont dit : »Où sont les musulmans dans le débat ?* Le comité des apostats est la réponse de Jami à cette question. Une réponse qui concerne toute l'Europe, où il fait école. »
Le comité des ex-musulmans prévoit de tenir une conférence inaugurale en septembre. Mais entre-temps, Jami Ehsan a été violemment agressé samedi par trois hommes qui l'ont roué de coups. Deux d'entre eux seraient marocains et le troisième somalien, selon lui. Ils l'auraient traité de « sale juif » et de « sale homosexuel », avant de prendre la fuite. Ehsan avait multiplié les déclarations publiques sur « l'islam totalement arriéré ». Victime de menaces téléphoniques, dont celle d'« être pendu », il est maintenant sous haute protection.
À fleur de peau
L'affaire a provoqué de nouveaux remous dans une classe politique néerlandaise où les tensions liées à l'islam restent à fleur de peau, depuis l'assassinat du politicien Pim Fortuyn et du cinéaste Theo Van Gogh. Hier, dans le quotidien Volkskrank, le chef du Parti travailliste, Wouter Bos, répondait à Ehsan Jami - qui avait déploré le faible soutien de son parti - en rappelant que le PvdA était le seul « à prendre ouvertement position... en faveur du droit à abandonner sa religion, même s'il s'agit de la religion musulmane ». « Jami a parfaitement le droit de s'exprimer. Mais si on me demande s'il est nécessaire de faire des déclarations blessantes sur Mahomet pour plaider en faveur de l'apostasie, je réponds que non », ajoutait-il.
Le populiste Geert Wilders, chef de file d'une formation d'extrême droite, a demandé « l'interdiction du Coran » aux Pays-Bas, suscitant un tollé (voilà une proposition qui prend le "problème" à sa source NDR). Hier, le Telegraaf signalait pourtant que le Conseil des musulmans avait proposé à Wilders un « dialogue constructif, afin de lutter contre la peur et la polarisation de la société néerlandaise » (Les "persécuteurs" jouent les "victimes" NDR).