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22/03/2016

Islamizzazione = fine della Civiltà Occidentale

Nel mio nuovo libro Islam. Siamo in guerra (da domani in edicola con Il Giornale e in libreria), evidenzio come in parallelo al Jihad, la guerra santa islamica, scatenata dal terrorismo islamico dei tagliagole, che ci sottomettono con la paura di essere decapitati, e dei taglialingue, che ci conquistano imponendoci la legittimazione dell'islam, del Corano e delle moschee, l'arma vincente della strategia di islamizzazione dell'Europa è l'invasione demografica.

Su circa 500 milioni di abitanti dei 29 Paesi membri dell'Unione Europea, solo il 16 per cento, pari a 80 milioni di abitanti, hanno meno di 30 anni. Viceversa su circa 500 milioni di abitanti della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, sommando le popolazioni dei 22 Stati arabofoni più quelle della Turchia e dell'Iran, ben il 70 per cento ha meno di 30 anni, pari a 350 milioni di abitanti. Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di giovani europei, cristiani in crisi d'identità con una consistente minoranza musulmana, e sull'altro 350 milioni di giovani mediorientali, al 99 per cento musulmani, convinti che l'islam è l'unica «vera religione» che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti demograficamente e colonizzati ideologicamente dagli islamici.

A un certo punto i musulmani non avranno più bisogno di farci la guerra o ricorrere al terrorismo. Potranno sottometterci all'islam limitandosi ad osservare le regole formali della nostra democrazia, che premia il soggetto politico più organizzato e influente, in grado di condizionare e di accaparrare il consenso della maggioranza, astenendosi dall'entrare nel merito dei contenuti delle ideologie e delle religioni, soprattutto dell'islam.

Già nel 1974 il presidente algerino Boumedienne previde che l'Europa sarà conquistata con il «ventre delle nostre donne». Nel 2006 il leader libico Gheddafi disse che «50 milioni di musulmani in Europa la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni».

Ebbene sconvolge che, a fronte dell'evidenza della conquista demografica da parte degli islamici che costituiscono la stragrande maggioranza dei clandestini che ci invadono a partire dalla Libia e dalla Turchia, l'Onu, l'Unione Europea, l'Italia e la Chiesa concordono sul fatto che dobbiamo spalancare incondizionatamente le nostre frontiere.

Il presidente della Commissione Europea Juncker il 9 settembre ha detto: «Gli europei devono prendersi carico di queste persone, abbracciarli e accoglierli». Papa Francesco il 14 settembre ha esaltato questa invasione: «Gli immigrati ci aiutano a tener viva la nonna Europa». Il capo dello Stato Mattarella il 16 settembre ha qualificato l'invasione come «un fenomeno epocale (…) che richiede una gestione comune dell'Unione». Emma Bonino l'8 settembre ha chiarito: «L'Europa vive un calo demografico importantissimo, per il 2050, cioè domani, avrà bisogno di 50 milioni di immigrati per sostenere il proprio sistema di welfare e pensionistico».

Di fatto stiamo subendo la strategia di genocidio eugenetico profetizzata dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894 - 1972), sulla cui lapide ha voluto essere tramandato come il «Pioniere degli Stati Uniti d'Europa»: «L'uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio.

La razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell'Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità».

Ecco perché è fondamentale conoscere la verità di ciò che sta accadendo dentro e fuori di casa nostra. Soprattutto è vitale essere consapevoli che siamo in guerra, che o combattiamo per vincere o saremo sottomessi dall'islam.

FONTE: Magdi Cristiano ALLAM su ilgiornale.it

21/03/2016

Turqueries selon Erdogan

Ce brave garçon massacreur de son propre peuplenégationniste impénitent, acheteur du pétrole vendu par l’Etat islamiquemuseleur de presse et ami des femmes a compris que le XXIème siècle reformerait les empires : Deng Xiaoping l’avait saisi l’un des premiers, Poutine n’est pas en reste, et Erdogan rêve de remembrer l’ancien domaine ottoman, du Bosphore à Alger en passant par Aqaba et Damas. Les Américains, qui se croyaient maîtres du monde, restent perplexes devant cette résurrection d’entités politiques qui existaient quand les Etats-Unis n’étaient peuplés que d’Indiens et de bisons. Quant aux Européens, ils n’ont jamais été un empire — et je crois profondément que c’est le vice de naissance de l’Europe, qui a refusé d’être politique, pour ne pas contrarier les rêves de grandeur des Prussiens qui remontaient et des Français qui descendaient — les Italiens ont payé pour voir, sous Mussolini, ce que coûtaient les rêves impériaux, et les Espagnols sont hors jeu depuis les Traités de Westphalie (1648) et des Pyrénées (1659) — ça date…

Du coup, quand l’Europe négocie avec un vrai sultan, elle n’y comprend rien et se laisse rouler dans la farine. Nous cédons au chantage d’Erdogan en lui offrant six milliards (« un acte de solidarité »a dit Hollande qui n’en rate jamais une) pour qu’il gère les réfugiés syriens, tout en lui garantissant un prochain succès dans les négociations d’entrée de la Turquie dans l’Europe : si ça se fait, le rêve lointain des pachas, qui s’était brisé à Lépante en 1571 et devant Vienne à plusieurs reprises (1529 et 1683, entre autres) prendra réellement corps, et 75 millions de Turcs accéderont librement à l’UE — l’une des exigences d’Erdogan est la suppression des visas pour ses concitoyens d’ici le mois de juin. Devant une telle invasion, le « grand remplacement » cher à Zemmour nous semblera de la roupette de samsonite — pardon, de la roupie de sansonnet. Avec un peu de chance cela coïncidera avec la mort de Bouteflika, qui amènera en Algérie une instabilité comparable à celle que la mort de Tito a provoquée en ex-Yougoslavie, et un ou deux millions d’Algériens viendront goûter l’hospitalité marseillaise.

Marseille où les Kurdes (enfin, ce qu’il en reste) protestent chaque jour  contre la terreur instaurée par notre aimable pacha dans son propre pays. Sans compter que sur la question, Erdogan ne manque pas de donner à l’Europe des leçons de respect qui augurent bien de sa future présence à Bruxelles. Heureusement que quelques attentats viennent miraculeusement, à chaque fois, lui donner des motifs d’indignation. Quand je pense que les rumeurs de complot sur le 11 septembre continuent à aller bon train, et qu’il ne se trouve personne en Occident pour suggérer que les attentats d’Istanbul confortent merveilleusement l’intransigeance du calife des califes… Je sais bien que les Kurdes ne sont pas des enfants de chœur, que le PKK est classé « organisation terroriste », etc. Mais ils sont en première ligne contre l’Etat islamique, et contre son allié turc, et cela pour l’instant doit l’emporter sur toute autre considération.

L’Europe n’a rien à faire avec la Turquie d’Erdogan — sinon protéger les populations qu’il bombarde chaque jour avec obstination. Elle n’a pas à embrasser un islamiste assumé — ou bien elle devrait lui envoyer des émissaires féminines, pour voir si notre pacha fondamentaliste leur serre la main, lui. L’Europe n’a pas à payer Erdogan pour qu’il conserve quelques migrants — tout en continuant à forcer la Grèce à en accepter toujours davantage sur son sol. L’Europe doit aider ceux qui se battent contre le fascisme noir de ceux qui se rêvent califes et s’assoient sur la démocratie.

Et nous, nous ne devons pas soutenir l’Europe de Donald Tusk et de Jean-Claude Juncker — ou d’Angela Merkel et de François Hollande. Faire les « Etats-Unis d’Europe » selon le vieux rêve de Hugo, ce n’est pas baisser culotte devant le nouvel impérialisme ottoman — ce n’est jamais une bonne idée devant des empaleurs.

SOURCE JP Brighelli sur www.causeur.fr

16/03/2016

Le jihad dans l'islam

Jihad_amazon_fr.pdf

 A telecharger, lire et apprendre!

L'islam , amour, paix et progrès!

07/03/2016

Francois Pays Bas insulta i morti del Bataclan

I massmedia francesi che avevano lacrimato per le vittime del Bataclan di Parigi uccise dalla longa manus del terrorismo internazionale ora tacciono sull’ultimo gesto di sottomissione dell’Eliseo nei confronti di uno dei maggiori sponsor di Daesh: l’Arabia Saudita.

Venerdì, il presidente della Repubblica François Hollande ha ricevuto nel silenzio più totale il principe ereditario Muhammad bin Nayef Al Saud, vice presidente del consiglio dei ministri e capo degli Interni del Regno, accompagnato nella capitale da una delegazione di alti funzionari, tutti provenienti dalla roccaforte del sunnismo.

A fare scandalo non sono tanto i tappeti rossi stesi dal protocollo francese e le strette di mano tra i due uomini di Stato ma il fatto che ora leggeremo il nome di Mohammed bin Nayef nella lista degli uomini meritevoli di essere insigniti della Legione d’onore, ordine cavalleresco istituito da Napoleone nel 1802. “Il presidente francese ha consegnato a sua altezza la medaglia dell’ordine nazionale della Legione d’onore, che è la più alta onorificenza francese, per tutti i suoi sforzi nella regione e nel mondo nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo”, si legge in un comunicato stampa pubblicato a Riad (la gazzetta ufficiale dell’Eliseo non ha nemmeno pubblicato la notizia!).

La cerimonia della decorazione è stata fatta con discrezione, eppure ad alzare il polverone dopo una foto ripescata su internet sono stati alcuni siti d’informazione online. Così, appurata la notizia, sono seguite le accuse dell’opposizione. “Legione d’onore per il principe ereditario di una dinastia che finanzia il jihadismo. Hollande infligge una nuova umiliazione alla Francia”, ha twittato Nicolas Bay, segretario generale del Front National. Anche il vice di Marine Le Pen, Florian Philippot si è unito al coro della contestazione: “Hollande omaggia con la Legione d’onore il principe ereditario dell’Arabia Saudita: dobbiamo parlare di Legione del disonore?”. In effetti la manovra dell’Eliseo - che si aggiunge agli affari milionari tra i due Paesi articolati sulla compravendita di armi - tradisce tutte quelle persone morte senza motivo il 13 novembre del 2015. Ma per un pugno di petrodollari anche i lupi diventano agnelli.

FONTE:www.ilgiornale.it

 

16/02/2016

Le gang d'Erdogan

On connaît tous la Camorra, la mafia russe, les yakuzas japonais et d’autres groupes mafieux. On connaît moins le Gang d’Erdogan : le président turc flanqué de ses commissaires européens. La machine est bien huilée, la manœuvre passe inaperçue.

En tant que candidate à l’Union européenne, la Turquie perçoit des subventions de l’Union européenne. Entre 2002 et 2006, cette aide s’est élevée à 1,249 milliard d’euros.

Pour la période 2007-2013, la dotation a été généreusement revalorisée pour atteindre 4,9 milliards d’euros.

Le même montant est prévu pour la période 2014-2020. Sauf que personne ne croit à l’entrée de la Turquie dans l’Union européenne. Alors pourquoi continuer à financer son adhésion ? Que se passera-t-il si ce jeu de dupe dure cent ans ? Les contribuables européens auront transféré 100 milliards d’euros à la Turquie sans aucune contrepartie.

Le processus d’adhésion de la Turquie a en effet débuté en 1999, il y a déjà dix-sept ans. Sur les trente-cinq chapitres à négocier pour l’adhésion, un seul a abouti. Un seul dossier en dix-sept années ! Combien de temps pour les trente-quatre restants ? Et combien de dizaines de milliards en attendant que les négociations s’achèvent ?

Le statut de candidat éternel est une belle affaire : elle génère des milliards pour la Turquie mais l’exonère des contraintes liées au statut d’État membre.

Or, personne ne croit à l’adhésion de la Turquie à l’Union européenne. Même les Turcs n’en veulent pas et les plus béats des Européens admettent qu’elle devient de moins en moins probable. Comment en effet accepter un État qui ne reconnaît même pas un membre de l’Union européenne (Chypre) ? Comment accepter un État classé 149e sur 180 pour la liberté de presse par Reporters sans Frontières ? Pour moins que cela, Bruxelles a ouvert une procédure de « sauvegarde de l’État de droit et des valeurs européennes » à l’encontre du gouvernement polonais. Il faut dire que Varsovie (classée 18e sur 180 par Reporters sans Frontières) a eu la mauvaise idée de modifier le mode de nomination des présidents des chaînes de télé et radios publiques. Un crime aux yeux de Bruxelles. Pendant ce temps, Erdogan condamne des journalistes à la prison à vie sans que l’UE ne songe même à suspendre le versement des milliards au titre d’une candidature qui s’éternise et qui n’aboutira probablement jamais.

Cette situation absurde n’est pas propre au processus d’adhésion. Dès qu’il s’agit de la Turquie, l’argent des Européens coule à flot. Ainsi, en octobre 2015, Mme Merkel avait offert à la Turquie un chèque de 3 milliards d’euros afin qu’elle maintienne les migrants chez elle. Résultat : le nombre de migrants arrivés sur les côtes européennes a explosé. D’après l’Organisation internationale pour les migrants (OIM), 45 000 migrants sont arrivés en Grèce via la Turquie en janvier 2016, soit 21 fois plus que les 1 500 enregistrés en janvier 2015. Et c’est la Grèce qui est menacée de sanction par l’Europe. La Turquie s’empare du magot et c’est la Grèce qui se fait tancer. Dans l’histoire du crime, rarement un casse aura été mené avec autant de brio.

 

SOURCE  www.causeur.fr

02/02/2016

Lettre ouverte à un soldat d'Allah

Prépare ta valise. Achète un billet. Change de Pays. Cesse d’être schizophrène. Tu ne le regretteras pas.

Ici, tu n’es pas en paix avec ton âme.

Tu te racles tout le temps la gorge. L’Occident n’est pas fait pour toi.

Ses valeurs t’agressent. Tu ne supportes pas la mixité. Ici, les filles sont libres. Elles ne cachent pas leurs cheveux. Elles portent des jupes. Elles se maquillent dans le métro. Elles courent dans les parcs. Elles boivent du whisky. Ici, on ne coupe pas la main au voleur. On ne lapide pas les femmes adultères. La polygamie est interdite. C’est la justice qui le dit. C’est la démocratie qui le fait. Ce sont les citoyens qui votent les lois. L’État est un navire que pilote le peuple. Ce n’est pas Allah qui en tient le gouvernail.

Tu pries beaucoup. Tu tapes trop ta tête contre le tapis. C’est quoi cette tache noire que tu as sur le front ? Tu pousses la piété jusqu’au fanatisme. Des poils ont mangé ton menton. Tu fréquentes souvent la mosquée. Tu lis des livres dangereux. Tu regardes des vidéos suspectes. Il y a trop de violence dans ton regard. Il y a trop d’aigreur dans tes mots. Ton cœur est un caillou. Tu ne sens plus les choses. On t’a lessivé le cerveau. Ton visage est froid. Tes mâchoires sont acérées. Tes bras sont prêts à frapper. Calme-toi. La violence ne résout pas les problèmes.

Je sais d’où tu viens. Tu habites trop dans le passé. Sors et affronte le présent. Accroche-toi à l’avenir. On ne vit qu’une fois. Pourquoi offrir sa jeunesse à la perdition? Pourquoi cracher sur le visage de la beauté?

Je sais qui tu es. Tu es l’homme du ressentiment. La vérité est amère. Elle fait souvent gerber les imbéciles. Mais aujourd’hui j’ai envie de te la dire. Quitte à faire saigner tes yeux.

Ouvre grand tes tympans. J’ai des choses à te raconter. Tu n’as rien inventé. Tu n’as rien édifié. Tu n’as rien apporté à la civilisation du monde. On t’a tout donné : lumière, papier, pantalon, avion, auto, ordinateur… C’est pour ça que tu es vexé. La rancœur te ronge les tripes.

Gonfle tes poumons. Respire. La civilisation est une œuvre collective. Il n’y a pas de surhomme ni de sous-homme. Tous égaux devant les mystères de la vie. Tous misérables devant les catastrophes. On ne peut pas habiter la haine longtemps. Elle enfante des cadavres et du sang.

Questionne les morts. Fouille dans les ruines. Décortique les manuscrits. Tu es en retard de plusieurs révolutions.

Tu ne cesses d’évoquer l’âge d’or de l’islam. Tu parles du chiffre zéro que tes ancêtres auraient inventé. Tu parles des philosophes grecs qu’ils auraient traduits. Tu parles de l’astronomie et des maths qu’ils auraient révolutionnées. Tant de mythes fondés sur l’approximation.

Arrête de berner le monde.

Tes ancêtres ont aussi conquis des peuples. Ils ont colonisé les Berbères, les Kurdes, les Ouzbeks, les Coptes, les Phéniciens, les Perses… Ils ont décapité des hommes et violé des femmes. C’est avec le sabre et le coran qu’ils ont exterminé des cultures. En Afrique, ils étaient esclavagistes bien avant l’île de Gorée.

Pourquoi fais-tu cette tête ? Je ne fais que dérouler le fil tragique du récit. Tout est authentique. Tu n’as qu’à confronter les sources.

La terre est ronde comme une toupie, même s’il y a un hadith où il est écrit qu’elle est plate.

Tu aurais dû lire l’histoire de Galilée. Tu as beaucoup à apprendre de sa science.

Tu préfères el-Qaradawi. Tu aimes Abul Ala Maududi. Tu écoutes Tarik Ramadan. Change un peu de routine. Il y a des œuvres plus puissantes que les religions.

Essaie Dostoïevski. Ouvre Crime et châtiment. Joue Shakespeare. Ose Nietzche. Quand bien même avait-il annoncé la mort de Dieu, on a le droit de convier Allah au tribunal de la raison. Il jouera dans un vaudeville. Il fera du théâtre avec nous. On lui donnera un rôle à la hauteur de son message. Ses enfants sont fous. Ils commettent des carnages en son nom. On veut l’interroger. Il ne peut pas se dérober. Il doit apaiser ses textes.

Tu trouves que j’exagère ? Mais je suis libre de penser comme tu es libre de prier. J’ai le droit de blasphémer comme tu as le droit de t’agenouiller. Chacun sa Mecque et chacun ses repères.

Chacun son dieu et à chaque fidèle ses versets. Les prophètes se fustigent et la vérité n’est pas unique. Qui a raison et qui a tort ? Qui est sot et qui est lucide ? Le soleil est assez haut pour nous éclairer. La démocratie est assez vaste pour contenir nos folies.

On n’est pas en Arabie saoudite ni au Yémen. Ici, la religion d’État, c’est la liberté.

On peut dire ce qu’on pense et on peut rire du sacré comme du sacrilège. On doit laisser sa divinité sur le seuil de sa demeure. La croyance, c’est la foi et la foi est une flamme qu’on doit éteindre en public.

Dans ton pays d’origine, les chrétiens et les juifs rasent les cloisons. Les athées y sont chassés. Les apostats y sont massacrés.

Lorsque les soldats d’Allah ont tué les journalistes, tes frères ont explosé de joie. Ils ont brûlé des étendards et des bâtiments. Ils ont appelé au djihad. Ils ont promis à l’Occident des représailles. L’un d’eux a même prénommé son nouveau-né Kouachi.

Je ne comprends pas tes frères. Il y a trop de contradictions dans leur tête. Il y a trop de balles dans leurs mitraillettes. Ils regardent La Mecque, mais ils rêvent de Hollywood. Ils conduisent des Chrysler. Ils chaussent des Nike. Ils ont des IPhone. Ils bouffent des hamburgers. Ils aiment les marques américaines. Ils combattent « l’empire », mais ils ont un faible pour ses produits.

Et puis, arrête de m’appeler « frère ». On n’a ni la même mère, ni les mêmes repères. Tu t’es trop éloigné de moi. Tu as pris un chemin tordu. J’en ai assez de tes fourberies. J’ai trop enduré tes sottises. Nos liens se sont brisés. Je ne te fais plus confiance. Tu respires le chaos.

Tu es un enfant de la vengeance. Tu es en mission. Tu travailles pour le royaume d’Allah. La vie d’ici-bas ne t’intéresse pas. Tu es quelqu’un d’autre. Tu es un monstre. Je ne te saisis pas. Tu m’échappes.

Aujourd’hui tu es intégriste, demain tu seras terroriste.

Tu iras grossir les rangs de l’État Islamique.

Un jour, tu tueras des innocents.

Un autre, tu seras un martyr.

Puis tu seras en enfer. Les vierges ne viendront pas à ton chevet. Tu seras bouffé par les vers. Tu seras dévoré par les flammes. Tu seras noyé dans la rivière de vin qu’on t’a promise. Tu seras torturé par les démons de ta bêtise. Tu seras cendre. Tu seras poussière. Tu seras fiente. Tu seras salive. Tu seras honte. Tu seras chien. Tu seras rien. Tu seras misère.

 

Karim  AKOUCHE sur http://www.causeur.fr/islam-daech-terrorisme-36313.html

21/01/2016

Pioggia di bombe UK nello Yemen

Secondo i dati diffusi dal governo britannico le esportazioni verso l'Arabia Saudita di armi e missili sono centuplicate in un solo trimestre del 2015.

Sempre più armi britanniche piovono sui cieli dello Yemen. In soli tre mesi del 2015, ovvero tra luglio e settembre, le industrie belliche del Regno Unito hanno venduto all'Arabia Saudita materiale da combattimento — munizioni, missili, bombe — pari a circa 1,3 miliardi di euro.

Una parte ingente di tali munizioni, sarebbe stata utilizzata da Riyad durante i raid aerei in territorio yemenita che hanno causato, secondo le stime Onu, l'uccisione di circa 7mila civili e la distruzione di ospedali da campo e delle abitazioni della popolazione.

Secondo quanto sostenuto da organizzazioni internazionali, quali Amnesty International e Safeworld, la condotta del governo guidato da David Cameron, attraverso cui passa la vendita di armi a Paesi stranieri, violerebbe le leggi nazionali, europee e i trattati internazionali a causa dell'uso indiscriminato della forza bellica sulla popolazione da parte dell'Arabia Saudita.

Anche le Nazioni Unite hanno condannato le operazioni condotte da Riyad in territorio yemenita, sottolineando l'uso sproporzionato della forza e l'enorme numero di vittime civile conseguenti tale strategia.

I laburisti hanno chiesto sia l'immediato ripristino della commissione parlamentare sull'export bellico, per verificare se siano stati commessi dei reati, sia l'intervento del Parlamento per discutere la struttura degli accordi commerciali attualmente in corso.

Intanto, proseguono i raid aerei della coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita sulle città yemenite di Taiz e Sana'a. Solo questa notte si contano 9 morti e 13 feriti.

11/01/2016

L'islamiste, fossoyeur du Monde

Après les horreurs du vendredi 13, la France de demain ne sera plus comme avant. Elle ne sera ni la France d’hier, ni celle d’aujourd’hui. Elle sera semblable, à quelque chose près, à l’Algérie des années 90. Paris sera Alger. Toulouse, Blida ou Média. Lyon, Ain Defla. La Kabylie, la Bretagne.

Ce n’est pas difficile à prédire. C’est même une évidence pour celui qui, comme moi,  a vécu la guerre civile, côtoyé la violence aveugle des fous de Dieu, marché sur des flaques de sang et des morceaux de chair.

Ça a débuté comme ça : en bruit de pantoufles avant que ne retentissent les kalachnikovs et les bombes.

On pensait que c’était un jeu. Comme ces pétards que les enfants faisaient exploser lors de l’aïd et de l’anniversaire de la naissance du Prophète.

On riait des qamis et des barbes hirsutes des intégristes. C’étaient nos pères Noël. Ils n’apportaient pas de cadeaux, ne distribuaient pas de bonbons, mais ils aimaient nous raconter des histoires obscures sur l’enfer et le jugement dernier.

On trouvait leur façon de s’habiller exotique. Car, à la fin des années 80, rares étaient ceux qui portaient ces accoutrements importés d’Afghanistan et d’Iran.

Puis ça a continué comme ça : par l’intimidation. Avec des mots qui, certes, étaient trop violents pour mes oreilles d’enfant, mais c’était de simples mots. Les islamistes harcelaient les femmes libres, les démocrates et les laïques. Ils traitaient les progressistes de dépravés, de suppôts des croisés.

Parfois, ils donnaient des coups de poing, de simples coups de poing.  Puis ça a progressé. Ils utilisaient des objets, de simples objets : des galets,  des cordes, des seringues d’acide, des couteaux, des haches…

Ensuite ça a basculé : les islamistes ont embarqué le peuple dans un bateau ivre, pour un long voyage au bout de la nuit…

Sans crier gare, ils ont sorti les armes à feu, les fusils à canon scié, les bonbonnes de gaz et tout leur attirail de guerriers.

Ce n’était plus un jeu. C’était sérieux. C’était la folie des hommes.

Les barbus tuaient les poètes, les fonctionnaires, les enseignants, les médecins… puis les gens ordinaires, le « petit » peuple.

Les journalistes rasaient les murs, ils étaient devenus des nécrologues. Ils n’écrivaient plus d’articles, ils comptabilisaient les morts. Les cafés et les trottoirs se vidaient, les gens se donnaient rendez-vous aux cimetières et parfois on enterrait à la pelleteuse.

Grisé par le sang, l’islamiste a redoublé de violence. On l’a vu éventrer les femmes enceintes, jeter des bébés dans des micro-ondes, égorger des villages entiers : Bentalha, Beni-Messous, Larbaa, Raïs… des toponymes qui donnent encore froid dans le dos.

L’islamiste est partout le même. Il carbure à la haine. Son vocabulaire est pauvre. Il ne maîtrise que quelques verbes, souvent équivalents : tuer, exécuter, massacrer, violer, brûler, détruire… Il ne lit qu’un seul livre, le coran. Il n’obéit qu’aux seules lois d’Allah et de son Prophète. Il dort avec un seul mot dans la bouche : vengeance. Il ne se réveille qu’avec un seul désir : éliminer un maximum de mécréants.

L’islamiste joue au sourd et au muet. C’est un dictateur.  Il a raison même s’il a tort. Toute tentative de dialogue avec lui est vouée à l’échec. Il préfère le monologue. Il refuse le débat d’idées. Car il sait qu’il va perdre. Il préfère le terrain de la menace. Gare à celui qui le contredit.

L’islamiste n’a pas d’arguments, il a des versets. Il n’a pas de cœur, il est une hydre. Il ne connaît pas la peur, il marche avec dédain. Si les balles tombent sur lui, il les affrontera avec le sourire. Sa devise : la vie ne vaut rien, mais rien ne vaut la mort. Pour lui, la mort, c’est l’éternel bonheur : il s’y abreuvera aux rivières de vin  interdit sur terre !  et à la tendre chair des houris.

L’islamiste n’est pas un animal de compagnie. On ne doit pas le caresser dans le sens de la barbe, ni lui faire confiance. Il a le cerveau malade. Les crocs acérés. La gâchette facile. Son entreprise s’appelle la terreur.

L’islamiste ne réfléchit pas, ne recule pas, il fonce. Il ne rafistole pas, il achève. Son objectif : soumettre l’humanité à la Oumma, la nation islamique mondiale. Son droit chemin lui a été tracé par Allah et Mahomet. Les autres voies lui sont impénétrables.

Jouer avec lui, c’est comme badiner avec un serpent. Il glisse. Il mord. On ne peut pas le dompter, il tue. En voulant l’instrumentaliser dans leur stratégie contre les démocrates, les dirigeants algériens l’ont payé cher lors de la décennie noire. Le serpent leur a échappé des mains. Bilan : plus de 200 000 morts.

L’islamiste est perfide. Il affectionne la ruse. Il brouille les pistes. Il peut être un loup solitaire, mais il chasse souvent en meute. Il n’aime pas la démocratie, mais il s’en sert. Il déteste la liberté, mais il en abuse pour propager son idéologie. Il n’aime pas les technologies, mais il en détourne l’usage afin de faire avancer sa cause.

L’islamiste a repéré les failles des démocraties occidentales. Il sait qu’il est un bourreau, mais il joue à la victime. S’il brandit le spectre de l’islamophobie, c’est pour culpabiliser le démocrate et le pousser à céder du terrain où il sèmera ses graines.

L’islamiste gagne chaque jour des batailles contre l’Occident. Il a réussi à restreindre la liberté de pensée, à séparer les femmes des hommes dans les piscines, à halaliser les menus scolaires, à fragiliser la laïcité, à ouvrir des mosquées dans les universités, à gagner des procès contre des États, à verrouiller plusieurs institutions internationales…

L’islamiste a deviné le gouffre spirituel dans lequel est plongé l’Occident. Il compte le combler. Il sait que le capitalisme sauvage crée des solitudes et que celles-ci tuent dans les villes. Il a trouvé un remède au stress et à l’ennui : son prosélytisme et sa fausse fraternité.

L’Occident est en train de perdre sa guerre contre l’islamisme.

Sans courage et lucidité, il perdra aussi son âme.

La France, quant à elle, risque de devenir très vite l’Algérie des années 90.

 

SOURCE :http://www.causeur.fr/islam-daech-algerie-36188.html

17/12/2015

Se questi sono uomini......

La realtà supera ogni immaginazione!

Immagini insopportabili....ma questa é la realtà dello Stato Islamico

16/12/2015

La pourriture Saudite declare combattre le terrorisme

L’Arabie Saoudite annonce la formation d’une grande coalition de pays musulmans pour lutter contre le terrorisme. 34 pays réunis autour de Riyad (tous champions des droits de l'homme NDR), dont la grande rivale, Téhéran, est absente.

 

Mardi 15 Décembre, l'Arabie Saoudite a annoncé, par la voix de son ministre de la Défense et futur prince héritier, Mohamed bin Salman, la formation d'une « coalition islamique antiterroriste »: Une coalition qui regroupe 34 pays, musulmans, aussi bien du Moyen et Proche Orient que du continent Africain. Des pays tous unis autour d'un même objectif; celui de « combattre le terrorisme » (cela ne s'invente pas NDR!).

 Riyad annonce ainsi la création d'une nouvelle alliance militaire internationale, dont le centre névralgique sera basé dans la capitale saoudienne. Dans une interview accordée à Sputnik Arabic, Anwar Ashqi, un ancien général de division de l'armée saoudienne aujourd'hui à la tête du Centre Moyen-Oriental d'études politiques et stratégiques de Jeddah, nous a donné un avant-gout des prérogatives du futur centre opérationnel:

« Le centre d'opération à Riyad, sera responsable de coordonner et de mener à bien les opérations militaires. Il pourrait demander à la Turquie de l'armement et différents moyens pour combattre les organisations de la terreur qui utilisent l'Islam, avec lequel elles tentent de justifier leurs besoins et leurs crimes ».

De nombreux médias présentent cette mesure comme la réponse à une demande par les Etats Unis d'une plus grande implication des pays arabes dans la lutte contre Daech, sur les fronts Syrien et Irakien. On notera que l'Arabie Saoudite est déjà engagée dans ce domaine sous la houlette des américains, il s'agirait donc là de l'opportunité pour le royaume de se démarquer de son parrain américain.

Notamment sur un plan opérationnel, comme le fait remarquer le général de brigade aérienne Jean-Vincent Brisset, directeur de recherche à l'Institut de Relations Internationales et Stratégiques (IRIS):

« Cette coalition est dirigée, pilotée, par les USA; donc l'Arabie Saoudite n'est pas à la tête de la coalition. Alors que là, cette nouvelle organisation "anti-terroriste" permettrait de créer des circuits, en particulier des circuits d'échanges de renseignements et d'informations variées, qui seraient différents de ceux qui passent par les Etats-Unis. Cela permettrait d'échanger sans que les Etats-Unis soient forcément au courant ».

​​Mais également sur un plan géopolitique, comme nous l'explique Romain Mielcarek, journaliste indépendant et chercheur associé à l'Institut Prospective et Sécurité en Europe (IPSE):

« L'objectif de l'Arabie Saoudite est de se positionner comme un acteur incontournable sur la scène internationale. Un positionnement en tant que leader régional; on va essayer d'emmener un certains nombres de pays de la région, […] de pays musulmans et essayer de peser sur l'échiquier global. En disant voilà, il y a un certain nombre de puissances qui ont réussi à se positionner en leaders: les Etats-Unis, la Russie, pourquoi pas l'Iran ou la France et bien nous aussi saoudiens, on est capable d'emporter un certain nombre de pays, qui vont choisir d'adhérer à nos objectifs, qui vont pousser nos objectifs, et de cette manière-là on va pouvoir peser sur l'agenda international. Nous, ce que l'on veut c'est supprimer tels types d'ennemis, réduire l'influence de tels types de pays et tous ces pays mobilisés sont d'accord avec nous; donc quand l'Arabie Saoudite s'exprime ce n'est pas que l'Arabie Saoudite ce sont tous ces pays-là ».

 Réduire l'influence de certains pays…L'un d'entre eux semble se dégager assez facilement… l'Iran. Car dans la poursuite de cette noble cause, qui est la lutte contre "toute organisation terroriste", pour reprendre les mots du prince Mohamed, plusieurs pays actuellement déstabilisés par ces derniers, manquent à l'appel: la Syrie et l'Irak, qui sont sous le feu de Daech.

Une absence qui n'en surprendra certainement pas beaucoup; la République Islamique étant considérée comme le principal rival religieux mais aussi géopolitique de l'Arabie Saoudite. Mohammad Ali Mohtadi, chercheur à l'institut stratégique du Moyen Orient à Téhéran a, dans une interview accordée à Sputnik Persian, expliqué que pour lui, la lutte contre le terrorisme n'est vraisemblablement qu'une couverture, et que l'alliance répond avant tout aux intérêts politiques saoudiens. Car il relève que les pays qui luttent aujourd'hui contre des groupes extrémistes, terroristes, adhérant au Wahhabisme, ne sont pas intégrés dans la coalition.

​Quant à la république irakienne, certainement victime de sa proximité avec Téhéran, elle voit depuis 2005 se succéder à la tête de son gouvernement, des premiers ministres issus du Parti islamique Dawa, un parti politique d'engeance chiite. Parallèlement, Jean-Vincent Brisset relève une autre absence: « Quelque chose aussi d'intéressant à noter, c'est qu'Oman n'a pas l'air de faire partie de cette organisation, alors qu'Oman se positionne résolument contre le terrorisme, mais le fait de manière beaucoup plus neutre que l'Arabie Saoudite ».

Une absence iranienne d'autant plus incompréhensible dans le cadre d'une lutte contre le terrorisme pour Thierry Coville, directeur de recherche à l'IRIS et spécialiste de l'Iran. Car la république islamique est certainement le pays qui depuis quatre ans s'est le plus impliqué sur le terrain dans la lutte contre Daech.

Si on est tenté de faire le parallèle entre la levée progressive des sanctions internationales contre l'Iran suite aux accords de Vienne, l'expert rappelle que de nombreux incidents ont exacerbé l'animosité entre les deux pays, notamment avec la mort à la Mecque de plusieurs centaines de pèlerins iraniens lors d'une bousculade.

​Cependant, Thierry Coville s'inquiète de la manière dont, avec une certaine indulgence des pays occidentaux, l'Arabie Saoudite joue ouvertement sur les dissensions religieuses du Moyen-Orient afin de rallier à elle d'autres pays:

« Leur façon de retrouver un statut de puissance régionale, en utilisant la carte sunnite, à mon avis est quand même très dangereux. Du côté de l'Iran ils sont chiites à 90%, mais généralement quand vous lisez la presse iranienne, de la lecture qu'ils font des conflits: ils parlent toujours de positions stratégiques et ne mettent jamais les raisons religieuses en premier… je ne dis pas qu'elles ne sont pas importantes, mais le fait qu'à Riyad on ait une lecture aussi religieuse des conflits est à mon avis une partie du problème ».

Reste à savoir qui sera considéré comme « terroriste » par cette coalition?

La semaine passée à Riyad, se sont rassemblées des composantes de « l'opposition syrienne ». Sur les bancs de cette opposition conviée par l'Arabie Saoudite, figuraient de nombreux groupes, salafistes notamment, tels qu'Ahrar al-Sham, proche du front Al-Nosra, ou Jaysh al-Islam, qui figure sur la liste américaine des organisations terroristes. Un soutien à des composantes du Front Islamique que nous explique Romain Mielcarek:

« On sait qu'une bonne partie de ces groupes, pas Al Norsa directement, mais ceux qui font partie du Front Islamique, sont soutenus par un certain nombre de pays du Golfe. Dans le cas d'Ahrar al-Sham, on sait que le Qatar et la Turquie les soutiennent très directement. Ce groupe a d'ailleurs remercié ces pays pour l'aide apportée. On sait également que l'Arabie Saoudite a plutôt tendance à soutenir leurs actions, mais tout simplement parce qu'ils ont un objectif commun, leur objectif commun c'est de faire tomber Bachar al-Assad. A partir du moment où il y a une convergence des intérêts, il n'y a effectivement pas de raison pour l'Arabie Saoudite de vouloir les cibler ».

En effet, pour Romain Mielcarek, il est important afin de comprendre la perception des acteurs étatiques qui régissent aujourd'hui le Proche et le Moyen-Orient, tels que l'Arabie Saoudite, de sortir de notre perception, qui peut parfois être trop manichéenne.

« Désigner un acteur comme étant terroriste, d'un point de vue scientifique, d'un point de vue juridique, ça ne donne malheureusement pas grand-chose, ça ne veut pas dire grand-chose… Parce que tout le monde n'est pas d'accord sur la définition que l'on donne à ce terme, donc là je pense qu'il faut bien comprendre quelles sont les priorités stratégiques, quel est l'agenda que chacun essaie de mettre en place, et du coup comment son action s'inscrit, se construit, pour atteindre ces objectifs. Et tant qu'on voudra essayer de comparer tous les pays, comme s'il y avait un agenda commun pour tout le monde qui coulait de source, comme s'il y'avait de manière caricaturale des gentils et des méchants, on ne pourra pas comprendre ce qui se passe dans la zone irako-syrienne ».

Pour Jean-Vincent Brisset, contrairement à ses homologues occidentaux, l'Arabie Saoudite n'est pas prête de définir les organisations terroristes… « Alors, avant que Riyad publie une liste des organisations terroristes, je crois qu'on a un certain temps à attendre, et ça serait intéressant de voir si Riyad ose le faire, ça m'étonnerait car ça les obligerait à se démarquer ou à condamner des choses qu'ils ont soutenues; ça parait peu probable ».

Rappelons que l'Arabie Saoudite a engagé des opérations extérieures de grandes ampleurs, au Yémen voisin où, comme nous le rappelle Jean-Vincent Brisset, les rebelles Houthis, issus de la minorité chiite zaydite, sont clairement définis par Riyad comme des terroristes…